Capitolo 5                                                            

2005

Arthur Blackwood fissava, senza battere ciglio, lo schermo bombato del loro vecchio Philips CRT da 21 pollici, sul quale scorreva uno spot pubblicitario, di una famosa azienda farmaceutica, che recitava lo slogan: “Proteggiamo il vostro domani, perché alla base della salute c’è la famiglia. StarLine Corp: la scienza al servizio della vita.”

Lo sguardo di Arthur era completamente apatico. Le sue membra, esauste e magre, erano accasciate sul sofà, come le sue mani, debolmente tremolanti. Quel sofà, dal color sangue fresco, era coperto da strati spessi e fitti di polvere. Nello sguardo di Arthur qualcosa riprese a vivere, a implorare pietà. Gli occhi, rossi e circondati da un alone violaceo e cavo, acquisirono una luce diversa. Le sopracciglia folte gli si arcuarono verso l’alto in un’espressione di terrore, come un condannato a morte guarda il boia prima che gli tagli la testa, al centro di una piazza, come un Cristo che si rivolge al padre, mentre sulla sua croce, la corona di spine gli preme sul capo. Questo momento fu interrotto da passi silenziosi sul legno che emanava odore di innocenza. Un piccolo corpo stava attraversando il salotto, avvolto da un vestito bianco puro, di seta, a pois grigi.

Poco più in alto, linee dolci dipingevano un décolleté appena visibile, delineato da un colletto in pizzo bianco. Il viso radioso.

La creatura aprì bocca, emanando parole ben scandite: Papà, gli ospiti sono qui. –

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