Vi è mai capitato di prendere in mano il telefono “solo per due minuti” e poi, senza capire come, accorgervi che è passata un’ora? A noi succede continuamente, e credo succeda anche a voi.
Qualche giorno fa, in classe, abbiamo visto un episodio di PresaDiretta che parlava proprio di un’inchiesta sui social network.
Giornalisti e studiosi hanno spiegato il funzionamento di una cosa che facciamo in automatico ma di cui non capiamo il pericolo: l’infinite scroll.
Tutti noi reputiamo lo scroll un passatempo innocuo, invece é una vera e propria “trappola” studiata da psicologi che vengono pagati dalle aziende perché il prodotto più redditizio per loro siamo proprio noi giovani. Ebbene sì: noi siamo un prodotto che fa fare ad alcune aziende tanti, anzi, tantissimi soldi!
Gli esperti di prestigiose università inglesi e americane hanno spiegato che questo fenomeno crea una specie di dipendenza e rilascia dopamina, che è l’ormone del piacere, tenendoci incollati allo schermo. Noi ragazzi passiamo ore e ore a scrollare: scrolliamo mentre mangiamo, prima di andare a dormire e, non lo dite a nessuno, anche mentre studiamo.
Negli adolescenti come noi questa cosa comporta conseguenze sentimentali ed emotive davvero pesanti. L’inchiesta ha mostrato come questo mini dalle fondamenta la nostra autostima: guardando quelle vite bellissime, quei corpi perfetti e quei balletti dove tutti sembrano felici e popolari, è impossibile non fare confronti.
Non ti senti più a tuo agio e pensi: “Perché io non sono così? Perché la mia vita è così noiosa?”. Per colpa di tutte queste emozioni e questi sentimenti molti di noi si sentono continuamente inadeguati, molte ragazze, per esempio, confrontandosi con altre viste sui social network, come tiktok e instagram, si sentono inferiori e sentono il bisogno di cambiare il loro fisico e il loro volto.
In pratica, quello che era nato come un semplice passatempo per svagarci si è trasformato in qualcosa che deforma come vediamo noi stessi e gli altri. Passiamo il nostro tempo a rincorrere uno standard di perfezione che non esiste, dimenticandoci di vivere quello che abbiamo intorno.
Giulia Mancini, Luna Schirone, Martina Traversa