Quanto mi sento sicura nella mia città

La sicurezza sociale di una città non riguarda solo l’assenza di crimini, ma anche come si sentono le persone che ci vivono, la loro percezione della città stessa.

È quindi un dato soggettivo, che dipende da esperienze personali, notizie e passaparola.

A Bari, questa percezione cambia in base all’orario e alla zona: ci sono aree in cui si può camminare tranquillamente con i propri amici, e altre che “è meglio evitare“, perché pericolose. 

Ne sono degli esempi piazza Umberto, la zona della stazione o alcuni quartieri periferici. 

La situazione peggiora di sera, quando tutto sembra fare più paura ed essere più pericoloso. 

È per questo che io evito di uscire da sola, senza la supervisione di un adulto: dalle notizie che leggo o che mi vengono riferite, ogni giorno succede qualcosa di impensabile e terrificante, che accresce ulteriormente la mia paura.

Tendo sempre ad invitare le mie amiche a casa, perché è come se fosse il mio rifugio, un luogo in cui mi sento lontana da tutte le possibili minacce. 

Ciò che fa veramente la differenza tra zone percepite come sicure o meno è quanto queste sono vissute: il quartiere Poggiofranco, quello in cui abito io, è pieno di persone, negozi aperti: “c’è vita“, quindi la sicurezza percepita è maggiore. Una strada affollata, infatti, è sicuramente meglio di un isolato vuoto, in cui l’unico rumore è il proprio respiro. 

Un altro elemento che incide è la presenza o l’assenza dello Stato. Sapere che nel luogo in cui si trascorre la serata ci sono delle telecamere di videosorveglianza o presidi delle forze dell’ordine rende la zona più rassicurante e fa sentire le persone più tutelate. 

Al contrario, una zona non curata, con scarsa illuminazione o marciapiedi rotti, accresce il senso di insicurezza e, conseguentemente, rende le strade ancora più vuote. 

Ma quindi noi cittadini cosa possiamo fare per migliorare la situazione? 

Per aumentare la sicurezza sociale percepita è necessario rendere la città più viva e curata. 

Si potrebbe aumentare l’illuminazione, in quanto il buio fa paura, togliere il degrado visibile, ad esempio scritte sui muri o palazzi abbandonati, che trasmettono senso di mancato controllo. Inoltre, le telecamere installate nella città dovrebbero essere funzionanti e i cittadini dovrebbero sapere della loro presenza. 

Fondamentali per la sicurezza sociale sono anche i trasporti: sapere di dover camminare a lungo da sola, di notte, fa passare la voglia di uscire ad una ragazza della mia età, invece, avere a disposizione bus notturni puntuali e controllati rende più tranquilli e spinge i giovani a muoversi senza paura. 

Anche  negozi e bar aperti fino a tardi sono importanti, è come se fossero degli occhi in più sulle strade, che non restano deserte. 

Per i più giovani, si potrebbe, infine, pensare a delle attività gratuite, soprattutto nelle zone periferiche, dove il controllo è inferiore; se i ragazzi hanno cose belle da fare, infatti, è più difficile che rimangano in disparte a fare “casini“: corsi educativi, tornei, attività divertenti aiuterebbero molto. 

La sicurezza sociale, dunque, non è creata solo dalla polizia, ma è formata da tutta la comunità che collabora affinché tutti possano vivere in una città più sicura.

Maria Grazia Visaggi

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