In molti mi chiedono se mi sento al sicuro nel posto in cui vivo e la verità è che a quattordici anni la mia libertà finisce esattamente quando inizia a calare il sole perché muovermi da sola è diventato un esercizio di ansia continua che nessuno di noi dovrebbe conoscere così bene a questa età.
Prendere il bus dopo un certo orario non è per me qualcosa di normale, ma una sfida, dato che le fermate sono spesso popolate da persone che hanno chiaramente bevuto troppo o che urlano senza motivo rendendo l’aria pesante e facendomi venire voglia di scappare il più lontano possibile.
Ogni volta che salgo su un mezzo pubblico mi ritrovo a studiare i volti di chi ho intorno cercando di capire chi potrebbe essere pericoloso e mi siedo sempre il più vicino possibile all’autista sperando che la sua presenza basti a scoraggiare chiunque abbia cattive intenzioni.
Camminare per strada è ancora peggio perché ogni ombra sembra una minaccia e ogni passo dietro di me mi costringe a stringere le chiavi in un pugno o a fingere una chiamata al telefono solo per non sembrare una preda facile.
Siamo sommersi da notizie terribili che sentiamo ogni giorno al telegiornale, ma quello che mi fa davvero paura è la realtà che vedo con i miei occhi, una realtà fatta di gente imprevedibile che non so mai come potrebbe reagire a uno sguardo o a un semplice rifiuto.
È assurdo che per sentirmi sicura io debba mandare la mia posizione in tempo reale alle amiche o ai parenti o che non possa indossare quello che voglio per paura di attirare attenzioni sbagliate, ma purtroppo questa è la quotidianità, fatta di sospetto e di una strana stanchezza che deriva dal dover stare sempre allerta.
Mi piacerebbe davvero tanto poter camminare guardando il cielo senza dovermi girare ogni tre secondi a controllare chi c’è dietro di me, ma finché le strade resteranno in mano a persone inaffidabili, io continuerò a sentirmi un’ospite indesiderata nella mia stessa città.
Vania Maino