Vivere la propria città senza paura

Negli ultimi anni il tema della sicurezza sociale è diventato sempre più importante, anche all’interno di indicatori come il Global Peace Index. Questo aspetto non riguarda solo i dati oggettivi, ma soprattutto la percezione delle persone. Sentirsi sicuri significa poter vivere la propria città senza paura, e questo dovrebbe essere un diritto garantito, non un privilegio.
Per quanto riguarda la mia esperienza, nella città in cui vivo non mi sento sempre al sicuro, in particolare come ragazza. 

La situazione è più evidente durante il fine settimana, quando, di sera, vado in centro con i miei amici.

Anche in zone frequentate, non necessariamente isolate, provo spesso una sensazione di disagio quando mi trovo da sola. Non si tratta sempre di un pericolo concreto, ma anche di sguardi insistenti o atteggiamenti che fanno sentire osservate e vulnerabili.

Questa percezione aumenta nel momento in cui devo tornare a casa: vivendo in una zona semiperiferica, sono costretta a prendere l’autobus, un ambiente in cui non sempre mi sento tranquilla. A questo si aggiunge un altro elemento importante: molti mezzi di trasporto partono dalla zona davanti alla stazione: si tratta di un luogo che non trasmette sicurezza, soprattutto di sera, e che invece dovrebbe rappresentare il biglietto da visita della città. L’idea che un punto così centrale della città non sia percepito come accogliente contribuisce alla sensazione di disagio.

Ritengo che in un paese sviluppato come il nostro, una situazione del genere non dovrebbe verificarsi. La libertà di muoversi dovrebbe essere garantita a tutti, indipendentemente dall’orario e dal luogo in cui ci trova. Invece, molte ragazze si trovano ancora in situazioni in cui sono costrette a prestare attenzione ad ogni dettaglio, come se il pericolo fosse dietro l’angolo.

Per migliorare la sicurezza sociale sarebbero necessari interventi concreti: una maggiore presenza di controlli nelle ore serali potrebbe, ad esempio, contribuire a prevenire situazioni spiacevoli. Questo riguarda anche i mezzi pubblici, che dovrebbero garantire un ambiente sicuro e percepito come sicuro, ad esempio mediante sistemi di sorveglianza più efficaci e una migliore gestione delle aree di partenza e arrivo.

Accanto a queste misure, tuttavia, credo sia fondamentale promuovere un’educazione basata sul rispetto, perché il cambiamento deve avvenire anche a livello culturale. Come? Anche parlando del problema e sapendo di essere ascoltati dalle istituzioni.

Sofia Iamele

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