THE WISH LIST 

 Capitolo 1

Esistono dei “centri” in tutte le città più importanti del mondo in cui ognuno, una volta compiuti quindici anni di età, può realizzare sette desideri; se non ci riesce entro il quindicesimo anno, può ritentare negli anni successivi, ma deve assolutamente raggiungere questo obiettivo! È un imperativo! 

Questa rivoluzionaria tecnologia è costituita da gazebi enormi con all’interno una scrivania ed un banale computer. Ognuno digita il proprio nome e compaiono sullo schermo le informazioni ad esso correlate. Per esprimere i desideri, bisogna collegarsi ad un dispositivo, accedere al sito e poi scrivere la lista dei 7 desideri. Questa possibilità di esprimere e realizzare dei desideri non è un’esclusiva della realtà virtuale, bensì qualcosa che ha sempre fatto parte della natura di tutti noi e che ora, grazie ai siti di internet, appare più accessibile. E se si è una persona a cui non piace star solo e che vuole sentire il proprio nome ogni 30 secondi, è possibile entrare a far parte di “gruppi” che sono delle vere e proprie comunità. Questi gruppi vengono gestiti dalla persona che è più esperta degli altri nell’utilizzare quella tecnologia. Molto spesso in uno stesso gruppo si aggregano persone che scelgono la stessa tipologia di desideri, come quello di diventare un fenomeno della musica oppure un artista eccellente. C’è chi esprime il desiderio di ottenere poteri rarissimi o un’ intelligenza al di sopra della norma. 

C’è un “gruppo” , quello gestito da Fritjof, che è ritenuto il più potente ed importante di tutti, perché al suo interno ci sono persone che hanno espresso desideri uno diverso dall’ altro. Nonostante i vari conflitti che tale eterogeneità determina, questo “gruppo” ha quasi la potenza di un impero. 

A me, impotente ma onnisciente narratrice, ha sempre fatto paura il gruppo di Fritjof, perché il suo gestore è una di quelle persone che brama infinito potere, insomma,  il solito cattivone di turno. 

Cari lettori, adesso che vi ho spiegato le caratteristiche base di questo mondo, posso passare la parola alla nostra protagonista.

                                                                                                       Giulia Ferrigni

Nei panni di… Guido Cavalcanti

Firenze,1280

Cara donna mia,
ti scrivo questa lettera un po’ particolare per essere d’amore, ma soprattutto triste. Anche se ho aderito al Dolce Scrivere come il mio amico Guido Guinizzelli, non riesco a parlare di te infatti come di una donna angelo.

Mi piace scrivere d’amore, ma purtroppo quest’amore non mi rende felice, anzi! Tu mi hai così tanto riempito di dolore la mente e il cuore che la mia anima vorrebbe solo allontanarsi dal mio corpo … insomma, io con lei vorrei morire!
Per quanto tu sia bella, io proprio non riesco a pensare ai tuoi occhi, al tuo sorriso ma sono concentrato solo sul dolore che mi provochi, di nutro dei tristi e dolorosi sospiri che manda il cuore e che il cuore stesso non riesce più a sopportare, tanto fanno male. Mi sembra a volte persino di sentire parlare Amore in persona:
come un angelo dalle ali bianche, mi si affianca, con in mano il suo arco e le frecce e, vedendo così spietata e me così disperato, come fosse il mio migliore amico, il mio confidente, mi consiglia di lasciarti perdere. Lui dice che sai solo farmi male, che sei senza pietà, una bestia feroce che si muove verso di me a passi lenti per
indurmi piano piano ad indietreggiare in preda alla paura. Il mio amico Amore mi ripete continuamente queste parole ed io arrivo a volte, esasperato, quasi a cacciarlo via, arrabbiato, e sai perché? Perché, mi dico, un dio tenero e amorevole come lui non può dirmi di allontanarmi da te! Ma un attimo dopo penso che in fondo ha ragione: io sto troppo male a causa tua, mi sembra di non essere neanche più un uomo! Di certo non controllo più i miei muscoli né la mia volontà; cammino per inerzia, e se ne accorgono tutti che non sono più io, quasi che sia diventato di legno o di rame o di pietra e non sia più un essere umano ma un automa, capace di muoversi solo grazie ad un marchingegno. I miei occhi, che bramano la vista di te e dovrebbero trarne giovamento, sembrano invece aver perso la loro funzione: non vedono più colori e bellezza delle cose, non più luce e splendore, ma buio e tenebre. Tutto intorno a me è nulla. Sono morto senza te a causa delle ferite che tu mi hai inferto.

Spero tu possa perdonare queste mie dure parole ma non potevo non aprirti il mio cuore addolorato. Perciò spero di dirti per sempre
                                               

Addio.
              Il tuo Guido
(alias Flavio Sivo)

NUOTO RECORD REGIONALE ASSOLUTO CATEGORIA RAGAZZE

Dopo due anni di inattività a causa della pandemia, il nuoto agonistico in Puglia ha sorriso e ha chiuso l’anno 2022 con il record Regionale Assoluto nei 1500 stile libero. Il record è stato ottenuto dall’atleta Mahila Spennato (2009), con il tempo di 17.11.86 del team Olimpica Salentina che chiude a Taranto con 332 punti. Altro record Regionale di categoria negli 800 stile libero con il tempo di 8.51.63 alle finali regionali in vasca corta dei Campionati Assoluti invernali a fine dicembre, nei due giorni a Taranto, nella piscina della società Meridiana Nuoto. 

Sul secondo posto del podio è salita la società Team Puglia che ha chiuso con un punteggio di 281,50 punti, mentre il bronzo è stato ottenuto dal Centro Universitario Sportivo di Bari con 229 punti. 

Ottimi i traguardi cronometrici conseguiti dagli atleti provenienti da tutta la Puglia, così tanto numerosi da accedere per direttissima ai pass per i prossimi Criteria Giovanili di Riccione. Grande l’entusiasmo dei ragazzi ai bordi della piscina della Città dei Due Mari, che hanno così potuto ritrovarsi nuovamente tutti insieme a gareggiare. 

Questa volta per le qualifiche regionali Assoluti finalmente si è tornati alla formula tradizionale, con tutti gli atleti in gara nello stesso impianto, podi e consegna medaglie compresi. Non si è proceduto per raggruppamenti, come nelle edizioni precedenti era Covid, dove si sommavano i tempi ottenuti nelle diverse sedi di gara per poi stilare a posteriori le classifiche. 

Si è tornati in acqua nel 2023 il 14 e 15 gennaio con il meeting dedicato ad Esordienti A e B nella piscina San Paolo di Bari organizzata dalla società Sport Project, mentre per gli atleti assoluti sarà Taranto ad ospitare il primo meeting dell’anno domani, 22 gennaio con l’organizzazione del team Meridiana. 

E da quest’anno, grazie alla pagina Facebook di Swimming Puglia, è garantita la diretta streaming di tutte e tre le giornate di gara, per poter permettere a genitori ed appassionati del nuoto di poter assistere da remoto alla competizione. 

Martina Bolognese 

LO STRANO CASO DEL DR. JEKYLL E MR. HYDE

“Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde” è un romanzo scritto da Robert Louis Stevenson, autore del più celebre “L’isola del tesoro”, e pubblicato nel 1886 nel Regno Unito e nel 1905 in Italia.

L’originalità della sua narrativa è data dall’equilibrio tra fantasia e stile chiaro, preciso e a tratti nervoso. 

L’avvicato londinese Mr. Utterson indaga sulle strane e a tratti terribili vicende che coinvolgono il malvagio Edward Hyde e il suo amico Henry Jekyll.

Dopo una serie di peripezie e grazie all’aiuto di personaggi secondari, come il Dottor Lanyon e il maggiordomo Poole, Utterson farà un’incredibile scoperta …

Di questo libro colpiscono la trama avvincente e la compresenza di diversi generi: giallo, noir, thriller d’azione e racconto del mistero e del terrore. Inoltre è interessante come venga evidenziato significativamente lo “sdoppiamento” presente in ogni essere umano, che spesso é una rottura dell’integrità della persona.

Giovanni Lopez

FIVE NIGHTS AT FREDDY

Five Nights at Freddy’s (FNAF) è un videogame ideato dal game designer texano Scott Cawthon e lanciato nel 2014.  

MA chi è Scott Cawthon, l’inventore del gioco che appassiona migliaia di ragazzi?

Egli ha un lungo passato nei sobborghi dell’industria dei videogiochi (era “in pista” già dal 1995), e una carriera costellata di progetti fallimentari o qualitativamente scadenti. I suoi lavori, infatti, passavano inosservati per il design troppo semplice e l’incapacità di distinguersi tra i titoli più meritevoli. Inoltre, per diversi anni egli ha cercato di legare le sue produzioni all’ideologia cristiana, focalizzando l’attenzione sulla creazione di film d’animazione dedicati alla dottrina religiosa. 

Grazie a FNAF Scott ha raggiunto il successo ed è ora uno dei più noti nel suo settore.

La storia del videogioco FNAF inizia con un uomo, Purple Guy, che decide di aprire insieme ad un amico (teoricamente Mike) una pizzeria in cui si svolgano feste di compleanno per bambini, animate da mascotte animatroniche che li intrattengano e li divertano. 

Purple Guy è un uomo normale che si chiama William Afton, ha una moglie, Lora, e tre figli: due naturali, Michael ed Elizabeth, e uno adottivo, Evan, il più piccolo. 

I due amici, dunque, aprono il locale e lo chiamano Freddy’s Family Dinner, in onore della mascotte principale: un orso cicciottello dorato con un microfono in mano, chiamato Fredbear. Insieme a Freadbear c’è un altro animatronico: un coniglio, anch’esso dorato, con una chitarra in mano, chiamato Springbonnie, che successivamente diventa Springtrap. 

Il locale ha un enorme successo, così Purple Guy decide di aprire una seconda pizzeria, questa volta privata e tutta al femminile: qui l’attrazione principale è Circus Baby, una robotina con dei piccoli amici, i Bidybab. Insieme a lei ci sono anche Ballora, una ballerina con un carillon interno, e i suoi amici: le Minireena, Funtime Foxy e Funtime Freddy, un orso rosa con un microfono in mano e bon bon al posto della mano sinistra. 

Questi robot hanno in comune la capacità di aprire completamente il “viso” e mostrare il loro endoscheletro. 

Successivamente viene creato un animatronico di nome Ennard: egli non appare negli spettacoli, ma è l’unione di tutti gli animatronics della Sister Location.

Ma qual è lo scopo del gioco? La guardia notturna del locale (cioè il giocatore) deve riuscire a  sopravvivere dall’1:00 di notte alle 6:00 del mattino, cercando di non farsi prendere dagli animatronici, impresa assolutamente difficile!

Insomma un videogame molto particolare e in continua evoluzione!!! Se non ci avete mai giocato, non esitate a cominciare!

Carlotta Ciccarelli (testo e immagine)

FNAF, un videogioco horror?

Five nights at Freddy’s, meglio conosciuto come FNAF, è un videogioco survival horror sviluppato nel 2014 da Scott Cawthon, con una ambientazione macabra, buia ed inquietante.
Il personaggio principale, la guardia Mike, lavora al Freddy Fazbear’s Pizza, luogo di divertimento per famiglie dove, oltre alla ottima pizza, risiedono degli animatronici. Tra questi troviamo Freddy Fazbear la mascotte, Bonnie il coniglio, Chica la gallina e Foxy la volpe pirata, personaggi un po’ inquietanti dato che ad alcuni mancano parti del corpo (braccia, occhi o gambe).
Di giorno gli animatronici muovono solo gli arti superiori e il busto per ballare; di notte, invece, si animano e sono liberi di andare in giro per la pizzeria. Il titolare vuole che ci sia una guardia, per fare in modo che i robot non danneggino la pizzeria. Infatti gli animatronici credono che il corpo della guardia sia un endoscheletro e che debba essere inserito in un cosplay di Freddy.
Il giocatore, che ricopre il ruolo della guardia notturna, ha la visuale in prima persona e ha come obiettivo quello di sopravvivere per cinque notti, da mezzanotte alle sei del mattino. La difficoltà è crescente. Durante la partita bisogna tenere d’occhio gli animatronici tramite le telecamere di sicurezza, assicurandosi che non
raggiungano e uccidano la guardia notturna. Dal momento in cui uno degli animatronici scompare dalle telecamere, la vita della guardia è in serio pericolo. Gli animatronici possono raggiungere l’ufficio passando per le due entrate laterali, dove sono installate delle luci che fungono da rilevatori della presenza dei robot
ma solo a porte chiuse. L’uso di questi strumenti di controllo (luci, telecamere, porte) sottrae energia al generatore della pizzeria con il rischio che, nel caso in cui l’energia si esaurisca, l’intero sistema si spenga.
Se il giocatore si trova faccia a faccia con Freddy, che sbuca dalla porta di sinistra mentre suona una melodia, viene ucciso. A questo punto scatta un “jumpscare”, l’urlo terrificante che accompagna il gesto violento dell’animatronico che ti assale, spalanca le fauci o mostra gli artigli prima di ucciderti).
Questa è la parte più spaventosa del gioco: non si vede sangue né altro di raccapricciante ma solo questo animatronico che, senza alcun preavviso, sembra saltarti addosso uscendo dal video e lanciando questo urlo paranormale. Detto così potrà sembrare una cosa da niente, ma in realtà quando si gioca è tutt’altro. Ai
jumpscare bisogna aggiungere l’ansia che viene quando si capisce che si sta scaricando la batteria delle telecamere, della torcia e delle porte, o quella derivata dalla suspance.
Proprio come in un racconto horror, in questo gioco predominano elementi (ambientazione, personaggi mostruosi, suspance, picchi di tensione emotiva) che accompagnano il giocatore in avventure paurosissime.

Giosuè Bennardo e Matteo Bonifazi

Cara donna mia…

Firenze,1280

Cara donna mia,

ti scrivo questa lettera un po’ particolare per essere d’amore, ma soprattutto triste. Anche se ho aderito al Dolce Scrivere come il mio amico Guido Guinizzelli, non riesco a parlare di te infatti come di una donna angelo. Mi piace scrivere d’amore, ma purtroppo quest’amore non mi rende felice, anzi! Tu mi hai così tanto riempito di dolore la mente e il cuore che la mia anima vorrebbe solo allontanarsi dal mio corpo … insomma, io con lei vorrei morire!

Per quanto tu sia bella, io proprio non riesco a pensare ai tuoi occhi, al tuo sorriso ma sono concentrato solo sul dolore che mi provochi, di nutro dei tristi e dolorosi sospiri che manda il cuore e che il cuore stesso non riesce più a sopportare, tanto fanno male. Mi sembra a volte persino di sentire parlare Amore in persona:  come un angelo dalle ali bianche, mi si affianca, con in mano il suo arco e le frecce e, vedendo così spietata e me così disperato, come fosse il mio migliore amico, il mio confidente, mi consiglia di lasciarti perdere. Lui dice che sai solo farmi male, che sei senza pietà, una bestia feroce che si muove verso di me a passi lenti per indurmi piano piano ad indietreggiare in preda alla paura. Il mio amico Amore mi ripete continuamente queste parole ed io arrivo a volte, esasperato, quasi a cacciarlo via, arrabbiato, e sai perché? Perché, mi dico, un dio tenero e amorevole come lui non può dirmi di allontanarmi da te! Ma un attimo dopo penso che in fondo ha ragione: io sto troppo male a causa tua, mi sembra di non essere neanche più un uomo! Di certo non controllo più i miei muscoli né la mia volontà; cammino per inerzia, e se ne accorgono tutti che non sono più io, quasi che sia diventato di legno o di rame o di pietra e non sia più un essere umano ma un automa, capace di muoversi solo grazie ad un marchingegno. I miei occhi, che bramano la vista di te e dovrebbero trarne giovamento, sembrano invece aver perso la loro funzione: non vedono più colori e bellezza delle cose, non più luce e splendore, ma buio e tenebre. Tutto intorno a me è nulla. Sono morto senza te a causa delle ferite che tu mi hai inferto. Spero tu possa perdonare queste mie dure parole ma non potevo non aprirti il mio cuore addolorato. Perciò spero di dirti per sempre

                                             Addio.

                                       Il tuo Guido (alias Flavio Sivo)

UN ANNO SULL’ALTIPIANO

“Un anno sull’Altipiano” è un romanzo storico  e autobiografico scritto da Emilio Lussu nel fra il 1936 e 1937 e pubblicato nell’anno successivo. 

Lo scrittore, che ha visto nella sua vita ben due guerre mondiali e ha onorato il nostro paese con un impegno civile e politico davvero rilevante, racconta il periodo che ha trascorso sull’Altopiano di Asiago durante la Prima Guerra Mondiale, combattendo come ufficiale della Brigata Sassari.

Descrive accuratamente le persone con le quali ha condiviso l’orrore della guerra, le battaglie, e  soprattutto le emozioni che ha provato in quel terribile anno. Tra tutte dominano il sentimento di vuoto, la fratellanza nei confronti dei compagni e l’odio verso i superiori, spesso inumani e  incompetenti. Quest’odio rimase così radicato in Lussu che in un primo tempo avrebbe voluto chiamare il libro “I miei generali”. 

Nonostante non sia una lettura “facile” e in certi passaggi sia impegnativo seguire l’ordine degli avvenimenti, il libro è interessante e formativo.

Essendo stato scritto più di un secolo fa, il linguaggio non è sempre immediatamente comprensibile, ma anche i termini ormai desueti non distolgono troppo l’attenzione dal racconto.

L’autore riesce a “far sentire” l’ orrore della guerra, trasportando il lettore dentro le trincee e facendogli vivere la sofferenza immensa ma anche  e le piccole gioie che i soldati, nonostante tutto, riuscivano a provare in qualche sporadico, prezioso momento. 

Consigliato a partire dai tredici anni.

Alessandro Trotta

LETTERA DAL FRONTE

Cara madre e caro padre,

la nostalgia di casa mi affligge in ogni momento e non vedo l’ora di ritornare da voi perché  questa guerra ci sta uccidendo lentamente.

In ogni momento vedo un amico, un compagno, colpito senza pietà che muore in completa solitudine, avvolto solo dai rumori di una guerra che sembra non finire mai …

La trincea e’ un posto infernale dove ho continuamente la sensazione di soffocare e la paura di morire per il fuoco di un nemico che mi sono reso conto di non conoscere e non riuscire neppure ad odiare: uomo come me…

Siamo circondati da sangue, malattie sconosciute, sporcizia di ogni genere, come se fossimo animali destinati al macello.

I nostri comandanti ci avevano riempito di inutili speranze dicendoci che saremmo tornati presto a casa, ma adesso sono tutti morti e noi siamo lasciati a noi stessi , ho così tanta paura di non rivedervi che pagherei qualunque cifra per tornare da voi.

Ho bisogno di voi, ho bisogno di tornare a casa mia.

Con infinito affetto, il vostro adorato figlio.

L’amore non finisce. Buon compleanno Antonella

Il giorno 12 dicembre abbiamo assistito allo spettacolo Paolo e Francesca ipotesi semiseria di Daniela Baldassarra, organizzato dall’associazione AntoPaninabella OdV al liceo Salvemini di Bari per ricordare e festeggiare Antonella Diacono, che il giorno 8 dicembre avrebbe compiuto 19 anni. 

Antonella amava molto il teatro e recitava anche, e per questa ragione, ogni anno, l’associazione organizza uno spettacolo teatrale nel giorno del suo compleanno, affinché lei rimanga immortale nonostante non sia più con noi e, allo stesso tempo, affinché con il denaro raccolto possano essere finanziati dei progetti in favore dei ragazzi e del loro benessere. 

All’inizio dell’incontro ci è stato spiegato che quest’anno i soldi ricavati verranno destinati all’allestimento di biblioteche all’interno delle scuole, che contengano libri che abbiano come tema i sentimenti e le emozioni, così importanti perché noi ragazzi non ci sentiamo soli nel momento della difficoltà.

L’attrice Daniela Baldassarra si è esibita in un monologo durante il quale ha letto diversi canti dell’inferno di Dante, spiegandoli e poi parafrasandoli in chiave ironica.

Questo tipo di ironia, nonostante fosse difficile da comprendere per dei ragazzi della nostra età, ha seminato diversi spunti di riflessione che ci hanno fatto pensare molto.

E’ stato dato molto spazio al gitone dei lussuriosi, che riletto in chiave ironica è davvero molto divertente!! Accanto all’ironia, però, c’è stata sempre una lettura seria e profonda: ironia e saggezza, insomma, sono stati gli ingredienti della serata, che è volata via in un soffio.

In particolare ci ha colpito molto il confronto tra l’amore descritto da Dante e quello che intendiamo noi oggi: la donna nel Trecento era vista come un vero angelo del paradiso, oggi, invece, spesso come un oggetto di bellezza.                                                        

Pur provandoci, ha concluso Daniela Baldassarra, non riusciremo mai a dare una definizione precisa dell’amore, possiamo solo avvicinarci perché ”l’amore è come il cielo…diventa nero ma non finisce”.

Luca Delle Grazie, Livio Patruno, Michele Sviacovelli, Alessandro Tamma